Il regno dell'edera


Un paese fantasma nel bel mezzo della Toscana? Sembra strano, ma esiste!
E' Castelnuovo dei Sabbioni, o meglio, il vecchio centro di questa frazione tra Chianti e Valdarno.
Borgo di operai, Castelnuovo si sviluppò dal primo dopoguerra grazie alle vicine cave di lignite, che attiravano minatori da varie zone d'Italia. Servivano per alimentare una centrale elettrica: il boom economico era alle porte e produrre energia era diventato un obiettivo primario.
Il borgo si trasformò velocemente, da un agglomerato di baracche e dormitori in un vero e proprio paese, con case, negozi, teatro, chiesa...



... Poi, la stessa causa che lo fece nascere, decretò, ironia della sorte, la sua fine...





Fu infatti proprio a causa degli scavi minerari che il terreno su cui poggiava il borgo iniziò a cedere e franare nel bacino idrico sottostante. Le autorità furono di fronte al rischio di un possibile "Vajont toscano" e quindi decisero di evacuare completamente l'area.


Gli abitanti lasciarono così, da un momento all'altro, le loro case, i loro ricordi, strappando il filo sottile che li univa al luogo dove erano nati e cresciuti.
Una parte del paese andò persa a causa della frana, ma il centro, posto su una piccola collina, è rimasto fino ad oggi nello stato in cui gli abitanti lo lasciarono.


Il tempo, il vento e la polvere hanno popolato per anni le strade deserte del borgo, poi erbe, alberi e soprattutto l'edera ne hanno preso la cittadinaza.
E' impressionante calpestare le montagne di edera che avvolgono tutto. Osservando bene, i rami del rampicante sembrano quasi muoversi, di un moto lento ed inesorabile. Si infilano nelle porte, nelle finestre, su per le scale, in quel che rimane dei bagni, delle cucine, dei camini.


Ma Castelnuovo dei Sabbioni non è solamente noto per essere una "ghost town", ma anche per un'altra storia, ancora più tragica, che ne ha graffiato l'anima. Qui, il 4 luglio del 1944, fu consumato un tremendo eccidio nazista: 75 uomini del paese vennero trucidati dalle truppe delle SS per rappresaglia.


Allora immagino quell'edera, verde smeraldo e rossa come il sangue, come l'anima di tutti quei morti, che striscia lenta a riprendersi la propria dimora, partendo da quella terra, fonte di lavoro, stuprata in nome del progresso.


Tanti cartelli, la chiesa ristrutturata e nuove impalcature indicano il progetto di recupero del vecchio borgo, inaugurato questa estate. Sono felice che si potrà tornare vivere in questo luogo, ma se fossi nei progettisti e nei futuri proprietari lascerei ancora crescere l'edera su per i muri. Per non dimenticare l'eccidio e l'abbandono.



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